Percorrendo
la via
Aurelia da
Sanremo
verso est,
prima di
imboccare la
galleria che
conduce nel
territorio
di Taggia,
appare sulla
destra la
mole
squadrata
della
Torre
dell'Arma
sul
promontorio
del capo
omonimo.
Essa è
l’elemento
simbolicamente
emergente di
un sito di
importantissima
valenza
storica,
archeologica
ed
ambientale.
Infatti
oltre alla
torre
cinquecentesca
di
avvistamento,
sotto di
essa
all'interno
del
promontorio,
si trova la
grotta con
deposito
preistorico,
nella parte
a sud è
inserita la
Chiesa della
S.S.
Annunziata,
mentre verso
ovest è
ubicato il
romitorio
con il
campanile
della chiesa
suddetta.
Tutta l'area
è coperta da
bassa
vegetazione
tipica della
macchia
mediterranea.
La grotta
La Grotta
dell'Arma si
apre ad una
quota di
circa 6 m.
sul livello
del mare
raggiungendo
nella parte
più interna
i 12 m. Si
tratta
sostanzialmente
di una
cavità
originatasi
nel
conglomerato
del Pliocene
superiore.
La grotta è
orientata su
un asse
nord-sud, si
restringe
verso
l’interno e,
a circa 40
metri
dall’ingresso,
piega di
novanta
gradi verso
est, e
termina dopo
una decina
di metri in
uno stretto
cunicolo.
Questo ha
una
lunghezza di
circa 55
metri con lo
sviluppo di
altri
cunicoli
minori per
un totale di
circa 100
metri, la
superficie
attuale
della grotta
è di 350 m2,
di cui 140
occupati dal
Santuario.
Nella parte
interna
della grotta
due distinte
aperture a
pozzo,
profonde
circa 180
cm,
immettono in
una sala
bassa e
sabbiosa, da
qui si
dipartono
due
strettissimi
cunicoli
tuttora
inesplorati.
Si
presuppone
che
l'imbocco
principale
fosse in
antico alla
destra
entrando,
ove
attualmente
si trova un
accesso
artificiale
costruito
durante
l'ultima
guerra. Come
è stato
detto la
parte sud
della
grotta, più
ampia è
stata
occupata "ab
antiquo" da
una cappella
dedicata
alla Madonna
dell’Annunziata
che via via
si è
ingrandita
sino alle
attuali
dimensioni.
L'interno della
grotta
L'importanza
archeologica
di questa
grotta è
costituita
dalla
presenza di
un grande
deposito,
(non meno di
5 mt. di
spessore)
che ricopre
gran parte
della
superficie,
consistente
in una serie
di strati
ricchissimi
di manufatti
e fauna
preistorica
che,
sondaggi
effettuati
negli anni
sessanta,
hanno datato
a partire da
90.000-100.000
anni fa fino
a 30-40.000,
ovvero in un
periodo del
Paleolitico
medio
caratterizzato
da
variazioni
notevoli del
clima e
dalla
presenza di
popolazioni
neandertaliane
attratte
dalla
ricchezza
della fauna
stanziale
nella zona.
Da
sottolineare
che
recentemente
sono stati
recuperati
tra i
materiali
dei primi
scavi, tre
frammenti
craniali
dell’Uomo di
Neandertal.
L'interesse
archeologico
di questo
sito non è
determinato
solo dal
deposito
paleolitico
della
grotta,
benché
preponderante,
ma dalla
presenza di
tracce umane
preistoriche
anche
all'esterno
della stessa
e dai resti
di edifici
romani che
sorgevano in
prossimità
della torre
e della
chiesa.
Numerose
sono infatti
i reperti di
questi
periodi
rinvenuti
durante le
campagne di
scavo
eseguite
alla fine
degli anni
novanta. La
grotta
dell’Arma
(anticamente
dell’Alma),
come tante
altre
caverne che
si trovano
sulla
riviera
ligure
occidentale,
fu
l’abitazione
dei primi
liguri. Si
dice anche
che la
grotta
stessa abbia
dato il nome
al paese,
perché nel
dialetto del
luogo erano
chiamati
“alme” gli
incavi
formati
dall’erosione
del mare
lungo la
costa.
L’interesse
preistorico
della grotta
fu segnalato
per la prima
volta nel
1893 dal
Dott.
Alessandro
Lupi di
Sanremo il
quale
pubblicò una
dettagliata
relazione.
Il Lupi
scrive che
la grotta
della
Madonna di
Bussana
contiene un
deposito
ossifero e
presenta
tracce di
esistenza
umana
primitiva.
Successivamente
il
giacimento
preistorico
della grotta
venne
segnalato da
altri
studiosi ma
i dubbi,
alimentati
soprattutto
dal Prof.
Arturo Issel,
fecero
dimenticare
per molti
anni il
valore
archeologico
della grotta
dell’Arma.
Nel 1958 due
giovani
speleologi
di Sanremo,
F. Frediani
e G.
Ballardini,
esplorarono
nuovamente
l’interno
della grotta
e
riportarono
alla luce il
deposito
ossifero.
Con grande
stupore
scoprirono
che la
galleria più
profonda è
cosparsa di
frammenti
ossei e di
decine di
strumenti
litici
scheggiati
in quarzite.
Tramite
l’Istituto
di Studi
Liguri, nel
1959, il
Prof.
Cardini
visita la
grotta con
gli
scopritori
e, a 66 anni
di distanza
dalla prima
segnalazione
del Dott.
Lupi, può
finalmente
dare la
notizia
ufficiale
della
scoperta di
un nuovo
importante
giacimento
paleolitico.
I
ritrovamenti
sono
riferibili
ad un’unica
fase antica
del
Paleolitico
medio detta
Wurm I.
Coltello a dorso
atipico in quarzite,
gruppi di raschiatoi
e resti ossei
recuperati
all’interno della
grotta (Museo Civico
di Sanremo)
L’analisi
geofisica e
morfologica
dei
sedimenti ha
permesso di
ricostruire,
mediante la
stratigrafia,
un quadro
preciso
dell’ambiente
naturale di
questo
territorio
durante il
Paleolitico
medio. Nella
fase più
antica del
Wurm I,
l’area del
litorale
ligure gode
di un clima
umido e poco
freddo,
particolarmente
favorevole
alla vita
dell’uomo e
degli
animali di
clima caldo
quali l’Elephas
antiquus, il
Rhinoceros
mercki e l’Hippopotamus
amphibius. I
primi
cacciatori
neandertaliani
entrarono
nella grotta
quando la
spiaggia del
mare era
poco
distante. Le
colline
circostanti
sono
ricoperte da
estese
foreste di
pino
silvestre,
di quercia e
noccioli.
Alle foci
dell’Argentina
e dell’Armea
si formano
vasti
depositi
alluvionali
con zone
paludose,
ove trovano
un ambiente
naturale
ideale gli
ultimi
esemplari
di
ippopotamo,
che
scompariranno
definitivamente
nel corso
della fase
interglaciale
Wurm I /
Wurm II.
Nella
stretta
fascia di
terra
compresa fra
le prime
propaggini
montane ed
il mare e
nelle zone
pianeggianti
formatesi
alle foci
dell’Argentina
e dell’Armea
continuano a
sopravvivere,
grazie
all’ambiente
climatico
favorevole,
gli ultimi
esemplari
dell’elefante
antico e del
rinoceronte
di Merck,
che si
estingueranno
nel corso
del Wurm II.
I primi
accenni di
un clima più
freddo
compaiono
alla
superficie
dello spesso
strato V di
sabbia
trasportata
dal vento
all’interno
della
grotta,
dalla
spiaggia non
molto
lontana. Un
repentino
raffreddamento
si riscontra
in
corrispondenza
dello strato
IV. Con i
primi freddi
glaciali, i
cacciatori
neandertaliani
riprendono a
frequentare
la grotta ed
accendono
focolari
nella parte
più interna.
Tra gli
animali
uccisi
continua a
prevalere il
cervo , il
cui habitat
naturale è
la foresta.
Sono
presenti
anche i
resti
relativamente
abbondanti
di Bos
primigenius,
che
predilige,
al
contrario,
le vaste
zone erbose.
La presenza
contemporanea
di questi
due animali,
tra i resti
di pasti
abbandonati
dall’uomo,
conferma il
lento
arretramento
delle
foreste a
favore
dell’estensione
delle
praterie
negli spazi
pianeggianti,
sempre più
vasti,
lasciati
liberi dal
progressivo
regredire
del mare. Il clima
torna ad
essere meno
rigido e
l’umidità
aumenta
progressivamente,
verso la
fine del
Wurm I il
livello del
mare torna a
salire. I
cacciatori
paleolitici
abbandono
nuovamente
la grotta
per
riprendere
la loro vita
nomade,
nello strato
III non si
riscontrano
infatti
tracce di
vita umana
nella
grotta.
Nell’ultima
fase del
Wurm I i
cacciatori
neandertaliani
tornano a
rifugiarsi
nella grotta
con maggiore
frequenza. Alla base
dello strato
V sono stati
rinvenuti
alcuni
strumenti in
quarzite,
scheggiati
con una
tecnica
ancora
arcaica (Musteriano
arcaico).
Negli strati
IV, II e Q,
corrispondenti
ai livelli
con focolari
e resti di
fauna, sono
state
raccolte
diverse
migliaia di
strumenti
litici. La fauna
scoperta
durante gli
scavi è
varia ed
abbondante,
sono
presenti le
seguenti
specie:
cervus
elaphus, bos
primigenius,
ursus
spelaeus,
sus scrofa,
hyaena
crocuta
spelaea,
rhinoceros
mercki,
hippopotamus
amphibius,
elephas
antiquus e
equus
caballus. La
forte
percentuale
del cervo
sul cavallo
è
caratteristica
della fauna
del Wurm I;
la relativa
abbondanza
della iena
delle
caverne e la
presenza
dell’elefante
antico, del
rinoceronte
di Merck e
soprattutto
dell’ippopotamo,
tutti
animali di
clima caldo,
confermerebbero
questa
datazione.
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